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io, gli altri e il cinema


Diario


31 dicembre 2007

La mia ricerca

Quando ho cominciato a scrivere su questo blog non avevo chiaro il perche' di questa scelta ed, ad oggi, non credo di avere risposte. Una cosa e' certa, so che la mia vita e' una continua ricerca, e' con questo spirito che guardo alla gente e alle cose che mi circondano. Spesso le mie domande non mi portano da nessuna parte, altre volte  a scoprire cio' che non stavo cercando. Una volta ho letto o sentito che non importa quello che si insegue ma il percorso che ci conduce ad esso; mi domando se questo sia vero per tutti gli uomini, di certo posso dire che domani, uscendo di casa, vorrei incontrare una persona che non mi sta cercando ma che sia felice di avermi trovato.

Buona ricerca a tutti e...buon anno.

Raffaele




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21 agosto 2007

Il cavaliere inesistente di Italo Calvino

Ho approfittato di un veloce viaggio in autobus da Roma a Potenza (non me ne vogliano per il veloce gli abituali potentini che fanno uso dell'arcinota autolinea) per leggere tutto d'un fiato il racconto scritto da Calvino nel 1959. Non ho nessuna informazione o certezza a riguardo, ma francamente nel leggere questo libro ho avuto la netta sensazione che la medesima fretta che mi ha spinto nella lettura abbia incalzato Calvino nella stesura del romanzo. E questa non e' stata l'unica sincronia tra me e lo scrittore o meglio la sua emanazione letteraria. Il mio correre nella lettura non e' stato altro che conseguenza dell'attuale e frenetico tendere verso il futuro del mio pensiero cosi' come lo stesso io narrante del romanzo, alter ego femmineo di Calvino, si tuffava nella scrittura ad una velocita' cosi' vertiginosa da far perdere intere storie per la strada. Cosa ci butta nel vorticosa mischia delle sfide nascoste dietro l'angolo?E' il desiderio di confrontarci con la materialita' della vita, nel contrapporci ad essa si forma attorno al nostro essere una materia che ci avvolge come la corazza il cavaliere e che spesso da una motivazione alle nostre esistenze. Nel desiderio del giorno dopo che ho avvertito forte nel corso del mio ultimo viaggio appena terminato ho riavvertito forte questo anelito che si nasconde furbamente nel corso dei miei giorni ordinari passati tra una scrivania e un caffe' e devo ammettervi che a volte risulta essere un brutto cagnaccio che mi bracca ai polpacci. Chissa' se lo stesso cagnaccio ha fatto perdere per strada qualche foglio del romanzo allo scrittore senza comunque compromettermi il piacere della lettura.




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17 maggio 2007

Cronaca di una fuga

Il cinema argentino torna ad essere politico per testimoniare al mondo l’orrore e la ferocia della dittatura militare. Raccontare la propria storia recente e’ un atto coraggioso che produce lacerazioni e riapre ferite nel tessuto sociale di un paese. Farlo con la lucidita’ e l’essenzialita’ di una cronaca contribuisce alla costruzione della memoria di un paese fino a ieri con gli occhi bendati. Nell’Argentina del 1978 il tuo nome pronunciato in un interrogatorio era quasi sempre un’irrevocabile condanna all’oblio delle “case segrete” di tortura dell’esercito. Nel buio di una di queste si svolge il dramma di quattro ragazzi come tanti che e’ metafora dell’incubo di un paese ove la dittatura praticava il terrore preventivo per reprimere ogni forma di dissenso che gia’ all’epoca faceva comodo chiamare terrorismo. Il film ci mostra le dinamiche dell’aggressione psicologica basate sull’isolamento della persona, in galera gli uomini vengono bendati o semplicementi messi gli uni contro gli altri. E’ nella riaggregazione, prodotta dalla consapevolezza della condizione comune, che si creano i presupposti della fuga che assume un po’ il significato di ribellione. Uscire da quella galera e’ per i ragazzi come venire al mondo per una seconda volta, un passaggio ideale reso ancor piu’ nitido dai primi incontri del mattino dopo.




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30 aprile 2007

Primo maggio, un pensiero per i compagni di Portella e uno per Peppino Impastato

Domani saranno passati 60 anni da quel Primo Maggio 1947 quando a Portella della Ginestra 11 persone, 9 adulti e 2 bambini, furono uccisi durante una manifestazione contro il latifondismo e per il diritto ad occupare la terra incolta. Su quella strage, la cui responsabilita’ fu fatta ricadere solo ed unicamente sul bandito Giuliano, non e’ mai stata fatta pienamente luce. In particolare le indagini giudiziarie dell’epoca non appurarono le ragioni dell’eccidio ne tantomeno i suoi mandanti. Se la ricerca della verita’ si sta facendo intessante dal punto di vista storico e politico, come vorrebbero dimostrare le ultime ipotesi avanzate nel film Segreti di Stato, ci tengo in questa occassione a ricordare quelle undici persone la cui unica colpa fu quella di avere coraggio e fiducia in un mondo migliore ove rivendicare un pezzo di terra e spezzarsi la schiena sopra spettava pure a loro. E voglio ricordare anche Peppino Impastato, che di quei contadini avra’ parlato dalla sua Radio Aut il Primo Maggio del 1977, ucciso anche lui per aver avuto coraggio e fiducia in un mondo migliore.

Buon Primo Maggio a tutti.




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23 aprile 2007

Aspettando il 25 Aprile

Al di la’ della retorica e delle frasi di circostanza vi confesso che per me il XXV Aprile e’ stato sempre un momento di riflessione sul significato di liberta’ e di quello di lotta a cui siamo chiamati quando avvertiamo che questa possa essere minacciata. Le manifestazioni a cui ho partecipato, i recenti incontri con alcuni partigiani e i loro racconti hanno contribuito a rendere vivo un ragionamento che prima di allora si fermava alla Storia, alle idealita’, all’ideologia. Sarebbero rimaste, come avrebbe detto Gaber, “un volo di moscone o uno spazio libero” se non avessi ascoltato quei racconti perche’ ho avvertito in tutti loro bruciare ancora la passione per la politica intesa come strumento di costruzione della vita all’interno di una comunita’. Abbiamo relegato le loro esperienze, conoscenze ad un mero giorno di commemorazione e negli ultimi anni ci siamo anche arrogati il diritto di contrattare la loro Storia per “immaginari” processi di pacificazione nazionale che non hanno altro obiettivo se non quello di legittimare i nuovi (?) gruppi di potere. Ogni hanno si contribuisce sempre di piu’ ad aumentare la polvere nelle stanze della nostra memoria anche se di tanto in tanto a qualcuno piace ripescarvi belle immagini o bei discorsi buoni da usare magari in vista di qualche elezione. Il senso civico e l’amore per la liberta’ non si possono tirare fuori e rimettere nell’armadio come un paio di scarpe da ginnastica altrimenti rimangono solo belle parole che perdono di significato o peggio ancora ne assumo tanti diversi. Mi piacerebbe per questo XXV Aprile incontrare tanta gente nelle piazze con cui discutere concretamente delle loro vite e dei desideri di liberta’ nelle nostre citta’, nel nostro paese. Non mi faccio illusioni, ma un altro modo per parlare di questo XXV Aprile l’ho trovato, e’ qui con voi….e allora, cosa e’ che per voi la liberta’?

 




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20 aprile 2007

Le vite degli altri

Nella DDR raccontare una barzelletta su Honecker poteva essere assai pericoloso, piu’ di 300.000 erano i custodi “ della sicurezza e della felicita’ ” del popolo. In uno scenario di orwelliana memoria, non a caso siamo nel 1984, lo scrittore Georg Dreyman e la sua compagna Christa-Maria, affermata attrice teatrale, sono sorvegliati fin nell’intimita’ del letto da HGW XX/7, acuto e glaciale agente della Stasi alla ricerca di un elemento che provi il tradimento dell’intellettuale. Privato di emozioni e desideri propri  HGW XX/7 si infila nella vita degli altri per apprenderne paure e debolezze da utilizzare come strumento di condizionamento. Nel leggere i libri e nell’ascoltare la musica di Georg la spia si rende conto che, se il socialismo della DDR perseguita la liberta’ di espressione di un uomo nella forma piu’ alta, e’ l’arte cio’ che deve essere salvata. Lo scrittore, in antitesi all’idea di Stalin che lo voleva ingegnere delle anime nell’ideologia socialista, e’ una porta attraverso cui si deve lasciar passare la luce di un mondo migliore in cui poter sperare. “ Come poteva pensare Lenin che fosse preferibile per la rivoluzione astenersi dall’ascoltare Beethoven?” dice Georg a Christa-Maria suggerendo a noi ed a HGW XX/7 uno dei grandi errori del socialismo del XX secolo, quello di voler spiegare, e di conseguenza regolare, ogni cosa secondo le leggi che sono alla base dello sviluppo sociale. Non spiegano tali leggi l’arcaica potenza dell’arte che accomuna e appassiona i due uomini. E’ piena di dignita’ la figura di HGW XX/7 coerente fino in fondo con il suo ideale di socialismo.




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19 aprile 2007

Per Rahmat, con Emergency a Roma

Care amiche e amici,
c'e' un uomo che ha perduto la sua liberta' per restituirla ad un altro, non lo dobbiamo abbandonare!

Il comunicato di Emergency.

APRIAMO ALLA PACE - Una chiave per Rahmat, un gesto contro la guerra a Roma, venerdi' 20 aprile, P.za Farnese alle ore 18.

Tutti i cittadini sono invitati a portare con se' una chiave e a consegnarla ai volontari e amici di Emergency che saranno presenti.
Una chiave, un oggetto comune che chiunque puo' avere in casa e che non usa piu' ma che significherebbe ribadire la richiesta per l'immediata liberazione di Rahmatullah Hanefi.
Tutte le chiavi e i messaggi che si vorranno lasciare saranno
raccolti e destinati a chi dal 20 marzo 2007 tiene prigioniero Rahmat e con lui un progetto di pace per tutto il popolo afgano.




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17 aprile 2007

I cento chiodi

“…E per scoprire la verita’ bisogna tornare alle origini…” e’ la sola idea che si libera da cento libri inchiodati e che spinge Olmi alle origini del suo cinema che torna ad essere documentario, rappresentazione del mondo contadino e di una religisita’ intesa come creazione di solidarieta’ e legami. Un professore di filosofia sceglie la via dell’esistenzialismo ovvero dell’essere fuori da se stesso, in latino ex sistere, spogliandosi della sapienza e dei suoi moderni surrogati. E la sua ricerca diventa il pretesto di Olmi per mostrare un mondo dimenticato e per questo sopravvissuto sino ad oggi. Tra le anse del Po ha trovato linfa vitale e protezione “l’ultima” comunita’ contadina che accoglie il vagabondo e lo assurge a suo Salvatore, Cristo involontario e alienato da una vita che definisce di carta. In una didascalia di immagini, lasciate all’arbitrio della nostra percezione, l’incontro si fa metafora della genesi della cristianita’ e del Cristo a cui Olmi risconosce il ruolo di guida spirtituale nella conservazione dell’armonia tra Uomo e Natura. Eversivo e’ l’insegnamento, come confessa il Cristo al moderno centurione e come lo stesso Olmi vorrebbe che torni ad essere il cristianesimo nel contrastare l’idea dominante del profitto. Si infrange nella prassi questo impianto teorico se a diventare strumento di eversione e’ il bancomat, Giuda moderno del nostro salvatore, da contrappore ai soprusi di questo mondo.




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16 aprile 2007

Letters from Iwo Jima

In matematica “una simmetria e’ generalmente una operazione che muove o trasforma un oggetto lasciandone pero’ inalterato l’aspetto, l’oggetto puo’ essere una figura o un’equazione”. Allo stesso modo il cinema di Eastwood ruota attorno ad una trincea, la sottile linea rossa l’aveva chiamata Malik, per mostrarci l’aspetto della Guerra. Con inquadrature strette e ravvicinate, che tagliano fuori prospettive ideologiche, la freddezza del pensiero moderno e disincantato si deve arrendere all’emozione e alla comprensione per il soldato che piange, si nasconde, diserta, soppravive o muore in balia di un destino che non ha divisa. Con lucidita’ e realismo storico Eastwood rende finalmente giustizia alla figura del “Nemico” che la propaganda deve descrivere come essere amorale, spietato e dai connottati mostruosi. Lo scopriamo idealista nell’amore per la sua patria, vigliacco nel pericolo e nelle sue lettere sono descritte le nostre emozioni. Bisogna vederli entrambi, Flags of our Father e Letters from Iwo Jima, per capire che l’asimmetria non la si trova al fronte ma nei motivi (economici) che portano le guerre.




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16 aprile 2007

E un giorno Chagall invento' il blu

Se fino a ieri mi aveste chiesto quale fosse stato il mio colore preferito vi avrei risposto il blu. Sul perche’ vi avrei risposto mare, jeans, perfino la luce di cui si colora l’aria della sala Amanti al sole rosso, 1952 Stampa artistica di Marc Chagall
Se fino a ieri mi aveste chiesto quale fosse stato il mio colore preferito vi avrei risposto il blu. Sul perche’ vi avrei risposto mare, jeans, perfino la luce di cui si colora l’aria della sala
cinematografica durante un film, qualcuno di voi avrebbe forse aggiunto facili ironie. Al Vittoriano ieri sera ho scoperto che il mio preferito e’ il blu perche’, a differenza di tutti quanti glia altri, non ci e’ dato dagli elementi con cui si compone la materia bensi’ e’ un invenzione che sento piu’di amare che contemplare. Quel blu vive di luce propria che inonda le sale della mostra e te ne rimane un po’ anche addosso quando esci. Se il blu e’ uno stato mentale il rosso ed il verde danno corpo alle nostre emozioni ed ai nostri pensieri. L’immaginario di Chagall mi sembra un mare sconfinato e i suoi quadri diventano tanto piu’ enigmatici quanto piu’ li osservi da vicino. Sono stato ostaggio della Promenade, la passeggiata dei due fidanzati, nel tentativo di spiegarmi se il loro amore fosse una riduzione della liberta’, un trampolino per le aspirazioni di entrambi o semplicemente un leggero sfiorarsi. Enigmatici come sono i nostri sogni popolati di figure indefinite, luoghi dalle geometrie improbabili, uomini e animali. E come i quadri di  Chagall il ricordo dei miei sogni contiene zone sfocate o confuse, dove si entra con la ragione in tasca e l’immaginazione nello sguardo. Un pendolo con una sola ala blu mi suggerisce uno strano volo asimmetrico piu’ che interpretazioni filosofiche del tempo, ci staranno pure quelle, ma ieri sera con tutto quel blu mi sentivo come un bambino su una giostra.




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Anna Russelli




























































Il nostro e' un paese
senza memoria e verita',
ed io per questo
cerco di non dimenticare.

(Leonardo Sciascia)






 





























































































































































































Le foto di Alfredo da un mondo lontano.....

 http://xoomer.alice.it/alfak/







































Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

(Soldati, Giuseppe Ungaretti)



























I miei quadri non rappresentano
il sogno di un popolo
ma quello dell'umanita'.
Dipinti affinche'
gli uomini cerchino
di trovarvi una certa pace
una certa spiritualita'
una religiosita'
un senso della vita.

(Marc Chagall)













































































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