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io, gli altri e il cinema


I film del mese


17 maggio 2007

Cronaca di una fuga

Il cinema argentino torna ad essere politico per testimoniare al mondo l’orrore e la ferocia della dittatura militare. Raccontare la propria storia recente e’ un atto coraggioso che produce lacerazioni e riapre ferite nel tessuto sociale di un paese. Farlo con la lucidita’ e l’essenzialita’ di una cronaca contribuisce alla costruzione della memoria di un paese fino a ieri con gli occhi bendati. Nell’Argentina del 1978 il tuo nome pronunciato in un interrogatorio era quasi sempre un’irrevocabile condanna all’oblio delle “case segrete” di tortura dell’esercito. Nel buio di una di queste si svolge il dramma di quattro ragazzi come tanti che e’ metafora dell’incubo di un paese ove la dittatura praticava il terrore preventivo per reprimere ogni forma di dissenso che gia’ all’epoca faceva comodo chiamare terrorismo. Il film ci mostra le dinamiche dell’aggressione psicologica basate sull’isolamento della persona, in galera gli uomini vengono bendati o semplicementi messi gli uni contro gli altri. E’ nella riaggregazione, prodotta dalla consapevolezza della condizione comune, che si creano i presupposti della fuga che assume un po’ il significato di ribellione. Uscire da quella galera e’ per i ragazzi come venire al mondo per una seconda volta, un passaggio ideale reso ancor piu’ nitido dai primi incontri del mattino dopo.




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20 aprile 2007

Le vite degli altri

Nella DDR raccontare una barzelletta su Honecker poteva essere assai pericoloso, piu’ di 300.000 erano i custodi “ della sicurezza e della felicita’ ” del popolo. In uno scenario di orwelliana memoria, non a caso siamo nel 1984, lo scrittore Georg Dreyman e la sua compagna Christa-Maria, affermata attrice teatrale, sono sorvegliati fin nell’intimita’ del letto da HGW XX/7, acuto e glaciale agente della Stasi alla ricerca di un elemento che provi il tradimento dell’intellettuale. Privato di emozioni e desideri propri  HGW XX/7 si infila nella vita degli altri per apprenderne paure e debolezze da utilizzare come strumento di condizionamento. Nel leggere i libri e nell’ascoltare la musica di Georg la spia si rende conto che, se il socialismo della DDR perseguita la liberta’ di espressione di un uomo nella forma piu’ alta, e’ l’arte cio’ che deve essere salvata. Lo scrittore, in antitesi all’idea di Stalin che lo voleva ingegnere delle anime nell’ideologia socialista, e’ una porta attraverso cui si deve lasciar passare la luce di un mondo migliore in cui poter sperare. “ Come poteva pensare Lenin che fosse preferibile per la rivoluzione astenersi dall’ascoltare Beethoven?” dice Georg a Christa-Maria suggerendo a noi ed a HGW XX/7 uno dei grandi errori del socialismo del XX secolo, quello di voler spiegare, e di conseguenza regolare, ogni cosa secondo le leggi che sono alla base dello sviluppo sociale. Non spiegano tali leggi l’arcaica potenza dell’arte che accomuna e appassiona i due uomini. E’ piena di dignita’ la figura di HGW XX/7 coerente fino in fondo con il suo ideale di socialismo.




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17 aprile 2007

I cento chiodi

“…E per scoprire la verita’ bisogna tornare alle origini…” e’ la sola idea che si libera da cento libri inchiodati e che spinge Olmi alle origini del suo cinema che torna ad essere documentario, rappresentazione del mondo contadino e di una religisita’ intesa come creazione di solidarieta’ e legami. Un professore di filosofia sceglie la via dell’esistenzialismo ovvero dell’essere fuori da se stesso, in latino ex sistere, spogliandosi della sapienza e dei suoi moderni surrogati. E la sua ricerca diventa il pretesto di Olmi per mostrare un mondo dimenticato e per questo sopravvissuto sino ad oggi. Tra le anse del Po ha trovato linfa vitale e protezione “l’ultima” comunita’ contadina che accoglie il vagabondo e lo assurge a suo Salvatore, Cristo involontario e alienato da una vita che definisce di carta. In una didascalia di immagini, lasciate all’arbitrio della nostra percezione, l’incontro si fa metafora della genesi della cristianita’ e del Cristo a cui Olmi risconosce il ruolo di guida spirtituale nella conservazione dell’armonia tra Uomo e Natura. Eversivo e’ l’insegnamento, come confessa il Cristo al moderno centurione e come lo stesso Olmi vorrebbe che torni ad essere il cristianesimo nel contrastare l’idea dominante del profitto. Si infrange nella prassi questo impianto teorico se a diventare strumento di eversione e’ il bancomat, Giuda moderno del nostro salvatore, da contrappore ai soprusi di questo mondo.




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16 aprile 2007

Letters from Iwo Jima

In matematica “una simmetria e’ generalmente una operazione che muove o trasforma un oggetto lasciandone pero’ inalterato l’aspetto, l’oggetto puo’ essere una figura o un’equazione”. Allo stesso modo il cinema di Eastwood ruota attorno ad una trincea, la sottile linea rossa l’aveva chiamata Malik, per mostrarci l’aspetto della Guerra. Con inquadrature strette e ravvicinate, che tagliano fuori prospettive ideologiche, la freddezza del pensiero moderno e disincantato si deve arrendere all’emozione e alla comprensione per il soldato che piange, si nasconde, diserta, soppravive o muore in balia di un destino che non ha divisa. Con lucidita’ e realismo storico Eastwood rende finalmente giustizia alla figura del “Nemico” che la propaganda deve descrivere come essere amorale, spietato e dai connottati mostruosi. Lo scopriamo idealista nell’amore per la sua patria, vigliacco nel pericolo e nelle sue lettere sono descritte le nostre emozioni. Bisogna vederli entrambi, Flags of our Father e Letters from Iwo Jima, per capire che l’asimmetria non la si trova al fronte ma nei motivi (economici) che portano le guerre.




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16 aprile 2007

Still life

Premiato a Venezia con il Leone d’oro 2006 il regista Zhang Ke tocca le corde dell’arte del visibile per suonare una musica inaccessibile alla censura. Due storie, un uomo alla ricerca della moglie perduta da molti anni, una donna abbandonata che insegue le tracce di un marito perdutosi, sullo sfondo la Cina e la sua bellissima regione delle Tre gole che viene deturpata e i suoi abitati evacuati per fare posto alla grande diga che portera’ la luce e la modernita’ (?). Il fiume diventa il confine tra due mondi che si mescolano ogni volta che un traghetto ci porta dall’altra parte. Dall’acqua e dal cielo si diffonde un freddo blu e si avverte la sensazione di rimanere sospesi, proprio come la Cina, tra un passato complesso e un futuro incerto e confuso. Se la poverta’ e l’arretratezza di un popolo contadino non sono certo motivo di rimpianto alla stessa stregua poco convincenti sono i messaggeri di una modernita’ ad ogni costo, leggi disastri ecologici,  e a tappe forzate. E cosi’, sembra dirci Zhang Ke, piu’ che camminare su un ponte luminoso mi trovo su un filo come un equilibrista e il vuoto che mi circonda rende sempre attento il mio passo.




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16 aprile 2007

Borat

Borat Sadjev, folkloristico giornalista kazako e protagonista del mokumentary che diverte calpestando le regole del politically correct, arriva a New York per raccontare l’America ai suoi connazionali. Agli occhi di un kazako, che si lava nel water e considera un’aiula di Manatthan un buon posto dove farla, l’America appare all’inizio distante e inaccessibile. Le vetero femministe, le comunita’ gay, i leader progressisti appartengono a categorie incomprensibili per Borat la cui attenzione viene invece attirata dalla tv grazie alla sua esca sessuale per eccellenza, Pamela Anderson. Alla sua ricerca Borat attraversa un’altra America, quella dei ghetti, della discriminazione, delle sette religiose, delle convention, della mercificazione del corpo, quella che applaude alla Guerra. Nel viaggio, espediente metaforico per la scoperta, Baron Cohen, autore e interprete di Borat, gioca con il linguaggio, le immagini e si fa gioco anche di noi spettatori. E’ il caso dei due uomini nudi che lottano nella stanza d’albergo, era una lotta ma gli spettatori ridono pensando ad altro. E questo “altro”, che lo si chiami pregiudizio o pensiero dominante, governa i nostri impulsi vitali e imbriglia la nostra conoscenza. Nell’America deve essere ipocrita ed eclettico per soddisfare i suoi diversi padroni, nell’immaginario Kazakistan puo’ ancora permettersi di essere politically scorrect. e nel salutarci non rinuncia al “suo happy end”, ovviamente ironico e provocatorio in stile Borat.




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Anna Russelli




























































Il nostro e' un paese
senza memoria e verita',
ed io per questo
cerco di non dimenticare.

(Leonardo Sciascia)






 





























































































































































































Le foto di Alfredo da un mondo lontano.....

 http://xoomer.alice.it/alfak/







































Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

(Soldati, Giuseppe Ungaretti)



























I miei quadri non rappresentano
il sogno di un popolo
ma quello dell'umanita'.
Dipinti affinche'
gli uomini cerchino
di trovarvi una certa pace
una certa spiritualita'
una religiosita'
un senso della vita.

(Marc Chagall)













































































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