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I cento chiodi

“…E per scoprire la verita’ bisogna tornare alle origini…” e’ la sola idea che si libera da cento libri inchiodati e che spinge Olmi alle origini del suo cinema che torna ad essere documentario, rappresentazione del mondo contadino e di una religisita’ intesa come creazione di solidarieta’ e legami. Un professore di filosofia sceglie la via dell’esistenzialismo ovvero dell’essere fuori da se stesso, in latino ex sistere, spogliandosi della sapienza e dei suoi moderni surrogati. E la sua ricerca diventa il pretesto di Olmi per mostrare un mondo dimenticato e per questo sopravvissuto sino ad oggi. Tra le anse del Po ha trovato linfa vitale e protezione “l’ultima” comunita’ contadina che accoglie il vagabondo e lo assurge a suo Salvatore, Cristo involontario e alienato da una vita che definisce di carta. In una didascalia di immagini, lasciate all’arbitrio della nostra percezione, l’incontro si fa metafora della genesi della cristianita’ e del Cristo a cui Olmi risconosce il ruolo di guida spirtituale nella conservazione dell’armonia tra Uomo e Natura. Eversivo e’ l’insegnamento, come confessa il Cristo al moderno centurione e come lo stesso Olmi vorrebbe che torni ad essere il cristianesimo nel contrastare l’idea dominante del profitto. Si infrange nella prassi questo impianto teorico se a diventare strumento di eversione e’ il bancomat, Giuda moderno del nostro salvatore, da contrappore ai soprusi di questo mondo.

Pubblicato il 17/4/2007 alle 16.51 nella rubrica I film del mese.

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