Blog: http://rafial.ilcannocchiale.it

Cronaca di una fuga

Il cinema argentino torna ad essere politico per testimoniare al mondo l’orrore e la ferocia della dittatura militare. Raccontare la propria storia recente e’ un atto coraggioso che produce lacerazioni e riapre ferite nel tessuto sociale di un paese. Farlo con la lucidita’ e l’essenzialita’ di una cronaca contribuisce alla costruzione della memoria di un paese fino a ieri con gli occhi bendati. Nell’Argentina del 1978 il tuo nome pronunciato in un interrogatorio era quasi sempre un’irrevocabile condanna all’oblio delle “case segrete” di tortura dell’esercito. Nel buio di una di queste si svolge il dramma di quattro ragazzi come tanti che e’ metafora dell’incubo di un paese ove la dittatura praticava il terrore preventivo per reprimere ogni forma di dissenso che gia’ all’epoca faceva comodo chiamare terrorismo. Il film ci mostra le dinamiche dell’aggressione psicologica basate sull’isolamento della persona, in galera gli uomini vengono bendati o semplicementi messi gli uni contro gli altri. E’ nella riaggregazione, prodotta dalla consapevolezza della condizione comune, che si creano i presupposti della fuga che assume un po’ il significato di ribellione. Uscire da quella galera e’ per i ragazzi come venire al mondo per una seconda volta, un passaggio ideale reso ancor piu’ nitido dai primi incontri del mattino dopo.

Pubblicato il 17/5/2007 alle 21.7 nella rubrica I film del mese.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web