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Il cavaliere inesistente di Italo Calvino

Ho approfittato di un veloce viaggio in autobus da Roma a Potenza (non me ne vogliano per il veloce gli abituali potentini che fanno uso dell'arcinota autolinea) per leggere tutto d'un fiato il racconto scritto da Calvino nel 1959. Non ho nessuna informazione o certezza a riguardo, ma francamente nel leggere questo libro ho avuto la netta sensazione che la medesima fretta che mi ha spinto nella lettura abbia incalzato Calvino nella stesura del romanzo. E questa non e' stata l'unica sincronia tra me e lo scrittore o meglio la sua emanazione letteraria. Il mio correre nella lettura non e' stato altro che conseguenza dell'attuale e frenetico tendere verso il futuro del mio pensiero cosi' come lo stesso io narrante del romanzo, alter ego femmineo di Calvino, si tuffava nella scrittura ad una velocita' cosi' vertiginosa da far perdere intere storie per la strada. Cosa ci butta nel vorticosa mischia delle sfide nascoste dietro l'angolo?E' il desiderio di confrontarci con la materialita' della vita, nel contrapporci ad essa si forma attorno al nostro essere una materia che ci avvolge come la corazza il cavaliere e che spesso da una motivazione alle nostre esistenze. Nel desiderio del giorno dopo che ho avvertito forte nel corso del mio ultimo viaggio appena terminato ho riavvertito forte questo anelito che si nasconde furbamente nel corso dei miei giorni ordinari passati tra una scrivania e un caffe' e devo ammettervi che a volte risulta essere un brutto cagnaccio che mi bracca ai polpacci. Chissa' se lo stesso cagnaccio ha fatto perdere per strada qualche foglio del romanzo allo scrittore senza comunque compromettermi il piacere della lettura.

Pubblicato il 21/8/2007 alle 16.40 nella rubrica Letture .

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